Gli insegnamenti di Don Juan
di Castaneda Carlos
Recensione scritta Gio, 24/05/2007 - 03:36 da De FoixDopo tanto e tanto tempo torniamo a scrivere di letteratura. In questo caso ringrazio il Campius, amico di vecchia data, che mi ha fornito il materiale preso in esame, ovvero Gli insegnamenti di Don Juan, di Carlos Castaneda. Castaneda è un autore che non avevo mai letto prima, ma non potevo proprio esimermi... quando me ricapita di recensire un libro proposto dal Campetto? Seppure sia un libro di un antropologo che racconta delle esperienze personali e realmente vissute, possiamo comunque considerare questo Gli insegnamenti di Don Juan un libro principalmente di narrativa e solo in un secondo tempo di antropologia (con la seconda parte del libro). Andiamo a vedere di cosa si tratta.
La Trama
Carlos Castaneda è un giovane studente di antropologia all'Università della California. Durante uno dei suoi viaggi nelle regioni sud-occidentali degli Stati Uniti alla ricerca di piante medicinali da studiare, il giovane Carlos fa la conoscenza di un vecchio indiano di nome Don Juan. Dopo un primo momento di imbarazzo da parte del giovane studioso, Carlos scopre che il vecchio non era un indiano nativo dell'Arizona, bensì un indiano Yaqui dello stato di Sonora, in Messico, e che sebbene all'inizio gli sembri semplicemente uno strano vecchio che sapeva un sacco di cose sul peyote... Don Juan era molto di più che un semplice strambo vecchio, era un Brujo, un termine spagnolo che significa uomo di medicina, mago e stregone. Siamo nell'estate del 1960 ed è così che comincia Gli insegnamenti di Don Juan. Il giovane Castaneda ci metterà un anno intero prima di riuscire ad avere la fiducia del vecchio stregone, ma una volta ottenuta e divenuto suo discepolo iniziano una serie di esperienze "non ordinarie" che porteranno lo studioso a conoscere antichissimi metodi di divinazione compiuti tramite l'uso di piante come l'erba del diavolo (Datura Inoxia), funghi come lo Psilocybe mexicana o cactus come il Lophophora williamsii, comunemente conosciuto come peyote. Nel corso del suo apprendistato, interrotto nel settembre del 1965, Castaneda imparerà a conoscere il significato di parole quali Diablero (stregoni capaci di mutare il loro corpo in forme animali, ma non solo), Mescalito (lo spirito del Peyote), Benefattore (il maestro che riporta i suoi insegnamenti al discepolo), Alleato (la sostanza prescelta da un Brujo come propria sostanza alleata), Fumino (è l'alleato di Don Juan e si tratta di una miscellanea di Psilocybe Mexicana tritata insieme a varie erbe) e molte altre.
Si troverà a vivere esperienze (chiamate da lui non ordinarie) indotte dalle sostanze allucinogene contenute in piante, cactus e funghi e "imparerà" a sua volta a compiere divinazioni con l'ausilio di animali quali le lucertole, a "mutare" il suo corpo in quello di un corvo o ad apprendere canzoni dallo spirito del Peyote, il Mescalito. Sarà proprio una di queste "strane" esperienze, come detto nel settembre del 1965, a spaventare a tal punto il giovane Castaneda da indurlo a decidere di smettere il suo apprendistato (una strega aveva rubato la sua anima e Carlos dovette vincere una battaglia magica per riconquistarla). Passati tre anni, esce questo Gli insegnamenti di Don Juan che è solo il primo di una serie di libri scritti dall'antropologo sugli accadimenti di quei cinque anni.
Nella seconda parte del libro c'è poi una piccola sezione con appunti antropologici e spiegazioni varie chiamata Analisi Strutturale che però esula dalla narrativa ed entra di diritto nell'antropologia e che quindi non rientra in quello che possiamo definire "la trama" di questo libro.
Il Commento
Chi l'avrebbe mai detto che Robertone mi avrebbe dato da leggere un libro tanto interessante? E invece... è successo. E' un libro sicuramente particolare, che può interessare o meno a differenza del lettore, ma questo si può, bene o male, dire per qualsiasi libro. La parte più corposa del libro, 250 pagine su 320, si può tranquillamente definire un libro di narrativa. Se poi quello che è descritto è vero o totalmente inventato, a noi poco ce ne cale. Quello che conta è che questo Gli insegnamenti di Don Juan è scorrevole e leggibile ed è scritto in modo semplice, ma comunque intrigante. Spesso nel leggerlo ci si immedesima nella situazione ed è facile volare con la mente fra i deserti dell'Arizona o del Messico e immaginare di trovarsi completamente soli sotto un tetto di stelle a parlare con il Mescalito. Già, le esperienze non ordinarie di cui Castaneda parla tantissimo e a cui cerca di dare una classificazione nella seconda parte del libro. Seconda parte che non è poi altro che un riassunto e uno schema delle esperienze vissute e descritte nella parte narrativa. Mi trovo un po' in difficoltà a commentare questo libro in quanto, normalmente, recensisco opere esclusivamente di narrativa e nel commento cerco di spiegare quello che secondo me l'autore ha nascosto all'interno di personaggi e accadimenti. Insomma, qual'è il significato e il messaggio celato fra le righe della finzione (quando questo messaggio esiste). In questo caso, invece, non essendoci finzioni o artifici non c'è nemmeno un significato nascosto. Ci sono delle riflessioni, quelle sì, e l'autore si sofferma più volte a cercare di capire il significato dei rituali imparati da Don Juan, ma sono, per l'appunto, solo riflessioni... non esistono, insomma, risposte certe. Castaneda chiede più volte a Don Juan (per es. quando Carlos ha la sensazione e il ricordo di aver volato, o quando si è trasformato in corvo) se le sue esperienze, viste da un uomo nella realtà ordinaria apparivano come effettivamente le sentiva lui (cioé, in pratica, se anche dall'esterno un uomo non sotto gli influssi delle sostanze da lui prese lo avrebbe visto effettivamente volare o meno), ma Don Juan risponde sempre che non è importante saperlo, l'importante è l'esperienza in se, non come appare l'esperienza agli altri. Un altro dei quesiti senza risposta è l'effettiva esistenza di una realtà non ordinaria o meno. La realtà non ordinaria esiste comunque e le sostanze servono per raggiungerla, oppure sono le sostanze a creare la realtà non ordinaria? Qual'è l'importanza della cultura nella visualizzazione di questa realtà? Un cinese, in Cina, seguendo le stesse operazioni effettuate da Castaneda avrebbe la stessa visione della realtà non ordinaria o la sua cultura lo porterebbe a vedere qualcosa di diverso? Sono tutte domande di carattere antropologico che però sono destinate a restare senza una risposta. L'unico che forse potrebbe dare una risposta è Don Juan, ma in tutte le occasioni il vecchio brujo lascia intendere che non è importante saperne la risposta e quindi l'antropologo è obbligato a lasciare questi interrogativi aperti alle sue e alle nostre riflessioni personali. Fatto che forse da un lato lascia un po' perplessi sull'effettivo valore di questo "studio sul campo" da parte dell'antropologo, ma che da un altro lato ci lascia questa meravigliosa atmosfera di magico e sconosciuto, di antichità e di saggezza che oggi giorno è sempre più difficile incontrare.




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