Un Gioco da bambini

di Ballard James Graham

Un gioco da bambini

Affrontiamo per la prima volta un autore decisamente unico nel suo genere: James Graham Ballard. Come per Vonnegut, anche se in modo molto diverso, si può dire che Ballard sia uno scrittore di fantascienza; ma di una fantascienza tutta particolare. Iniziamo a conoscerlo grazie a un breve romanzo, o racconto lungo, che purtroppo la traduzione Italiana del titolo originale (Running Wild) riesce a rovinarci già dal principio: Un gioco da bambini. Come ho già fatto notare in altre recensioni mi sono sempre chiesto perché in Italia abbiamo questa pessima abitudine di cambiare i titoli invece di limitarci a tradurli letteralmente. Ma tant'è. Favola nera che più nera non si può, andiamo a vedere di cosa si tratta.

La Trama

25 agosto 1988. Il dottor Richard Greville, consulente psichiatrico della Polizia Metropolitana, è chiamato in causa per cercare di svelare il mistero di un tremendo massacro avvenuto a Pangbourne Village, un lussuoso complesso residenziale a Ovest di Londra. Trentadue persone, ovvero tutti gli abitanti adulti di Pangbourne (più qualche domestico), sono state assassinate nei modi più disparati e i loro tredici figli sono stati rapiti.
Dagli appunti di Greville e dalle sue ricostruzioni scopriamo che la vita in quel di Pangbourne Village era una specie di paradiso artificiale dove genitori e figli vivevano in completa armonia condividendo sia gli interessi che i magnifici vantaggi dovuti alla assoluta avanguardia tecnologica del lussuoso complesso residenziale. Gli adulti vivevano praticamente in simbiosi con i figli cercando di crescerli al meglio seguendo le più moderne teorie pedagogiche. E' così che la giornata dei ragazzi veniva programmata minuto per minuto creando così una base ideale per la loro crescita e maturazione nell'obiettivo prestabilito di renderli preparati al posto di prestigio che di certo avrebbero occupato nella società una volta raggiunta l'età adulta. Docenti privati, sport, giochi e perfino delle serate in discoteca venivano organizzate dai genitori per i loro figli che crescevano circondati dal lusso e dall'amore dei loro padri e delle loro madri.
Il Pangbourne Village era poi un ambiente ideale: iper-controllato da guardiani privati e dai più sofisticati sistemi di allarme (tutte le vie del complesso erano monitorate da telecamere che erano controllabili non solo dai guardiani, ma anche dall'interno di ogni singola abitazione) e dotato addirittura da un'avveniristica intranet che metteva in comunicazione tutte le stanze e tutte le dieci ville che componevano il sontuoso villaggio. La polizia brancola nel buio non riuscendo a spiegare né come sia stato possibile aggirare così facilmente l'imponente sistema di sorveglianza, né il perché i ragazzi siano stati rapiti visto che nessuna richiesta di riscatto è mai stata fatta. Greville, aiutato nelle indagini dal cinico sergente Payne del CID di Reading, arriva velocemente alla soluzione del mistero e scopre sia chi ha ucciso gli adulti e sia che fine hanno fatto i figli ricostruendo fedelmente ogni singolo movimento di quella mattina del 25 giugno 1988, giorno del massacro. Seppure le prove siano inconfutabili, però, il difficile è convincere l'opinione pubblica, ormai affezionatasi a quel caso e alla sorte di quei ragazzi, che la soluzione è tanto semplice quanto mostruosa.
Il Commento

Provo una sorta di odio per le traduzioni italiane e, in questo caso, ancora di più. Non arrabbiatevi se vi svelo subito gli assassini, ma anche un mentecatto leggendo il riassuntino in quarta di copertina e il titolo che abbiamo dato a questo libro in Italia (Un gioco da bambini) capirebbe che gli assassini sono i figli ancor prima di leggere la prima pagina.
Comunque, fortunatamente, non è poi così rilevante visto che il senso di questa storia non è certamente la suspance. Infatti, pur mantenendo il titolo originale (Running Wild), bastano comunque poche pagine per capire che gli assassini solo loro. Ballard in questa favola noir non ha intenzione di stupire con un finale a sorpresa, bensì analizza, come nella maggior parte dei suoi romanzi e racconti, la società moderna e le sue Atrocità. Evidentemente influenzato da fatti reali, l'autore porta all'esasperazione un teorema che in parte condivido: la perdita della parte dei ruoli all'interno delle famiglie moderne può portare a danni psicologici inevitabili. Una volta il bambino era bambino e il genitore era genitore. C'erano dei ruoli ben precisi che andavano rispettati e delle linee di confine che non andavano superate. Questo portava a scontri familiari, vero, ma anche a una forma di rispetto dei figli per i genitori e, soprattutto, al mantenimento dei valori che permettono una giusta e sana crescita psicologica da parte dei ragazzi. Oggi, invece, non è più così. Non si sa più quali sono i ruoli, chi è il genitore e chi il figlio. La vita interamente programmata, l'assenza di screzi familiari sostituiti da un dialogo costante e accondiscendente da parte degli adulti, può portare, secondo Ballard, alla totale perdita di valori sani e giusti per la crescita dei ragazzi. In più, l'assenza di uno scontro con il mondo circostante e il vivere in un mondo irrealmente perfetto come quello super lussuoso del Village porta a una inevitabile perdita del senso della realtà e delle emozioni. I ragazzi non uccidono i loro genitori con cattiveria, in realtà non li considerano nemmeno più i loro genitori, lo fanno con una totale assenza di emotività. Freddi e cinici il loro obiettivo è semplicemente eliminare quello che li priva della loro libertà. La libertà anche di sbagliare e di essere quindi puniti per questo, la libertà di sentirsi figli e di sentirsi dire no. La libertà di poter decidere della propria giornata liberamente e di non dover rispettare una tabella continua creata apposta per loro nell'ipocrisia di ciò che è giusto per loro. Corsi di nuoto, di pittura, di computer, di calcio, uscite programmate e con i genitori comunque sempre presenti, docenti privati che seguono le gesta momento per momento, la cupola protettiva di "un'isola felice" completamente isolata dal mondo esterno; completamente isolata dal mondo vero. La mancanza di potersi scontrare con la vita comune e con le sue sfaccettature porta i ragazzi ad alienarsi completamente fino a dover trovare il modo per sfuggire all'ipocrisia di una vita-non vita e a combatterla in tutti i modi. Infatti Ballard alla fine del racconto si chiede se i ragazzi avrebbero agito di nuovo, ma è solo una domanda retorica alla quale l'autore risponde con lo stratagemma di un postscriptum inserito alla fine del libro che va a integrare i precedenti appunti del dottor Greville sul massacro del Pangbourne Village. Questo il testo del postscriptum:

"Sono trascorsi cinque anni dal massacro di Pangbourne e, come avevo previsto, i tredici ragazzi si sono rifatti vivi. Durante questi anni non si è saputo più nulla di loro e a Scotland Yard sono tuttora convinti che siano morti o prigionieri di qualche potenza. Il rapimento di Marion Miller da Great Ormond Street viene considerato una conferma di questo complotto e si dà per scontato che i due giovani assassini siano stati drogati o abbiano agito sotto coercizione.
Gli unici tuttora scettici siamo il sergente Payne ed io. Payne ha continuato a passarmi tutte le informazioni di cui veniva in possesso, ma la speciale unità investigativa del CID di Reading è stata disattivata ormai da tempo.
Oggi però Payne mi ha telefonato per dirmi che nelle prime ore del mattino è stato compiuto un attentato contro un ex primo ministro britannico. non si hanno particolari sulla sua dinamica, poiché le autorità non intendono divulgare la notizia, ma pare che stamane un furgoncino blindato abbia superato a tutta velocità i cancelli del prestigioso complesso residenziale nei pressi di Dulwich, a sud-est di Londra, dove abita l'ex primo ministro. L'esplosione che si è udita poco dopo è stata attribuita a una fuga di gas verificatasi in un vicino condotto. L'ex primo ministro è rimasto illeso ed è stato fotografato mentre distribuisce tazze di tè agli agenti e ai vigili del fuoco. La signora gode infatti tuttora della considerazione, se non dell'affetto, della popolazione, tanto che viene spesso definita << Madre della Nazione >> o << Mamma Inghilterra >>.
Questi enfatici appellativi, coniati di recente dal direttore di un quotidiano che evidentemente rimpiange i begli anni ottanta, devono aver fatto veder rosso ai ragazzi del Pangbourne Village. Il maggiore di loro ha ormai ventidue anni e anche gli altri si sono lasciati l'adolescenza alle spalle. Persino Marion Miller ha già tredici anni e guarda caso una delle guardie del corpo dell'ex primo ministro ha riferito che l'attacco sembrava diretto da una ragazzina dall'espressione risoluta che continuava a scostarsi i capelli biondi dalla fronte. Secondo lui quel gesto doveva essere un segnale in codice.
I ragazzi colpiranno ancora? A parer mio da questo momento tutti i personaggi pubblici e le figure parentali sono diventati un loro possibile bersaglio. Il regime indulgente e protettivo instaurato con le migliori intenzioni al Pangbourne Village ed entusiasticamente imitato nei lussuosi complessi residenziali dell'Inghilterra meridionale, nonché nell'Europa occidentale e negli Stati Uniti, ha generato una stirpe di vendicatori, e li ha mandati a sfidare il mondo che li amava."

Insomma, questo libro è una palese accusa sui metodi educativi moderni, sull'ipocrisia degli stati occidentali nel non voler vedere la realtà (anche nel postscriptum Ballard scrive che per Scotland Yard il mistero del massacro di Pangbourne Village e sul "rapimento" dei ragazzi resta insoluto, nonostante sia ovvio che gli assassini erano i ragazzi) e quindi, di riflesso, nel volerla nascondere anche ai nostri figli. Un duro attacco a tutta la società occidentale e a quello che è diventata. Un attacco che mi sento di condividere appieno. Ciò non toglie che, pur approvando il significato, il libro poteva esser progettato meglio. Oltre a dare un forte significato sociale, poteva, secondo me, essere scritto in modo tale da essere anche un ottimo racconto, pieno di suspance e con la "sorpresa finale". Evidentemente a Ballard non interessava però stupire il lettore con un racconto appassionante e misterioso, ma semplicemente aprirgli gli occhi e dirgli: "Hey, ma in che mondo siamo finiti a vivere?".

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