Si aprono i cancelli,
in volto il solito sorriso irrisorio,
indosso l’abito migliore
macchiato di delusioni
Le guardie carceriere
hanno tutte il tuo aspetto
e la stanza dei colloqui
la forma del tuo cervello
Alle finestre
sbarre di parole
ormai sciolte dalle lenzuola
e su di te
ancora l’espressione
di quando, giudice,
sentenziasti la tua condanna
Non ho incoraggiamenti con me,
né certezze,
solo versi di gesta interne,
versi per chiederti un’amnistia:
“Benedetta
la frazione di un momento
non contaminato dall’astio
e inaccessibile alla fobia,
La sincronia nascente
tra idea ed istinto,
movimento e sensazione,
…nell’amore puro,
benedetta
la cura del proprio bene.”