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LETTERATURA
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Le tagliò la gola

Scritto da: Clicca per leggere la pagina personale dell'autore. Trotta Carlo

Ultima modifica: 2005.05.28

le tagliò la gola."
FINE
- Non può finire così un racconto, "...le tagliò la gola." Non ti rendi conto di quanto suona male?
- No, o almeno, vorrei sapere che dice prima...
- Ma che deve dire... ti dico solo che un personaggio si chiama "joe polveroso"!
- Beh, a me come nome mi piace! Mi sa di mezzo ironico-malavitoso, simpatico!
- Bah, a me sembra tanto una cagata sto libro...
- Ma no, "le tagliò la gola", mi sa di forte e duro, e joe polveroso di simpatico e intrigante, voglio dire, inizia bene!
- A parte che non è l'inizio ma la fine, io ti sto dicendo che è una stronzata proprio per questo! joe polveroso è un nome così stupido che non lo si può neanche scriver maiuscolo, e "le tagliò la gola", punto, è un modo orribile di finire un libro. Le tagliò la gola, e? Voglio dire, ci si resta male!
- Secondo me è voluto.
- Ma cazzo, ti sto dicendo che è una boiata! Neanche l'hai letto, ma perché ci tieni tanto?
- Perché son convinto che un racconto che finisce con "le tagliò la gola" e che abbia un personaggio come joe polveroso, maiuscolo o minuscolo che sia, possa essere un ottimo racconto, anzi, cercherò di scriverne uno così
- A volte non capisco se sei pazzo o se giochi quando fai così
- Sono pazzo probabilmente, ma tu sei una stupida saccentina, ignorante, saputella figlia di papà, e sei presidentessa della giuria di questo concorso solo perché hai due gran tette, un bel culetto stretto, e chissà che pompini hai fatto a quel porco dell'amico di papà che organizza sta farsa ogni anno per guadagnare due lire e far pubblicità al libro di un amico.
- Carlo, fattelo dire, mi fai schifo
- Peccato, perché invece tu mi piaci
- Non ti permettere di dirimi mai più quelle cose, neanche per scherzo
- Perché ti eccita sentire che hai un gran bel seno detto in quel modo, di la verità...
- Deficiente. Io non mi alzo e non me ne vado perché so che scherzi, ho letto tutti i tuoi libri, ti ho sempre considerato un genio, e immaginavo che fossi esattamente così, una maschera di arroganza e cinismo, una vergogna da maschio stupido per quel carico di dolcezza e profondità che ti porti dentro, e che ogni tanto, da qualche riga, salta fuori sgomitando. Io ti conosco Carlo, con me i tuoi giochetti non funzionano, è inutile che fai così...
- Vorresti far sesso con me? Qui, adesso. Non verrà nessuno prima di un ora, lo facciamo qui, sul tavolo. Se poi vedi che non ti piace basta che me lo dici e mi sbrigo
- ah ah ahah ah ah!
- ah, ridi di me eh?
- No scusa, è che sta cosa.... Se non ti piace mi sbrigo! Lo vedi che scherzi?
- Ma no guarda, con te mi sbrigherei sul serio, mi stai sulle palle, non voglio darti troppa soddisfazione...
- Per come ti conosco mi hai appena detto che mi ami
- ....
- Cioè? Che mi significano tre puntini così?
- Niente, che vorrei dirti che hai ragione, e che sono in imbarazzo, e che mi piaci, e che mi piaci proprio perché so che qui non lo faresti mai, che è vero che mi conosci, e lo so, lo vedo da come mi guardi, lo sento da quello che dici, sei in confidenza con me, ma io non lo sono con te. È il dramma di noi grandi scrittori, siamo pieni di persone che ci conoscon come le loro tasche, ma noi non conosciamo nessuno, in fondo...
- Che bella cosa che hai detto...
- Non guardarmi con quegli occhi....
- Dai, torniamo a lavorare, se tu non hai letto i racconti per il concorso, e non mi meraviglia, e vuoi farteli raccontare, io te li racconto, ma non divaghiamo più, perché altrimenti non facciamo in tempo, e quando arrivano gli altri fai una figuraccia, ok?
- Ok
- Allora, ti dicevo, questo che è quello che mi è piaciuto meno è la storia di joe polveroso, joe è un autore che ha mandato un suo racconto ad un concorso...
-Ti posso dire una cosa?
- Certo!
- Hai delle labbra meravigliose!
- Grazie... mi metti in imbarazzo così...
- Già, perché ora non scherzo, e l'hai capito benissimo....
- Senti, io son fidanzata, mi sposo a novembre, lo amo. Tu mi hai sempre affascinato per come scrivi, ma non mi piaci, e anche se mi piacessi, non potrei, quindi ti prego, andiamo avanti...
- Ok...
- Insomma, è la storia di sto Joe Polveroso, maiuscolo, alterego dell'autore, e già qui estramente banale, visto che si utilizza l'escamotage dell'alter ego scrittore - personaggio, e ci si ironizza sopra, già da secoli, in letteratura. Cmq, Joe Polveroso decide di partecipare a un concorso di racconti...
- Ma neanche un bacio?
- Piantala! Ora mi arrabbio davvero!
- Ok...
- Dicevo, Joe manda un racconto per questo cazzo di concorso e si immagina parte della giura che discute del suo testo
- E uno dei giudici neanche l'ha letto!
- Bravo! Ma come fai a saperlo? Ma allora li hai letti, e mi stai prendendo in giro? Era tutta una scusa, per stare qui con me da solo?
- A bella, non te montà la testa... io per star da solo con te non ho bisogno di scuse, e ne trovo quante me ne pare di donne meglio, stavo solo giocando, non me ne frega un cazzo che ti sposi anzi poraccio tuo marito, con quelle tettone che ti ritrovi tra 10 anni si ritroverà sti 20 chili di carne morta e flaccida per le mani, e si dovrà trovare l'amante giovane. È per questo che io preferisco le tette piccole, o comunque, per sicurezza, giovani.
- Basta, me ne vado
- Scusa... dai ti prego, finiamo sta cosa, non ti dirò più volgarità, lo sai perché lo faccio se hai letto i miei libri, l'hai detto tu, son un sensibile mascherato no? E poi ti confesso, il mio è un esperimento sociologico, a 15 anni ho deciso di iniziare a far venire il dubbio alla gente se scherzassi o no, su tutto, soprattutto nelle serate in preda alle droghe pesanti. E quando con l'l esse D giochi a fare l'ambiguo, ambiguo ci resti, forse per sempre.
- Senti, io se vuoi ti racconto gli ultimi tre, però ti giuro, una parola, e me ne vado...
- Ok...
- Allora finisco questo, poi ti dico gli altri, joe manda sto cazzo di racconto, poi la scena si sposta nella sala della giura, dove c'è solo una coppia, na giornalista un po' troia di quelle troie che se la tirano e uno scrittore drogato e impotente che gioca a fare l'onniscente...
- Cristo...
- Che cazzo vuoi adesso?
- Niente... è che come metti tu in una stessa frase troia, drogato e onnisciente, mi provoca un brivido di eccitazione lungo la schiena...
- Basta, me ne vado!
- No davvero, ti prego, Angela, non andare!
- Sì, me ne vado, mi sono rotta le palle, te lo giuro, del tuo modo di fare
- Angela davvero, aspetta
- No, e non mi seguire

Angela se ne andò sbattendo la porta, era infuriata. Dopo poco, nel grande atrio del palazzone, vuoto al mattino presto, mirava dritta verso l'uscita, lanciando però fugaci sguardi indietro. Lui non la seguì. Un po' ci sperava, in fondo, se ne rese conto in quel momento. Avrebbe voluto lui la seguisse, la prendesse con forza, le gridasse che l'amava, la baciasse...
Realizzando questo rallentò, proseguendo verso la porta, e si sentì come smarrita. A quel punto si accorse di un signore distinto che stava entrando, si ricompose, immaginando fosse un altro membro della giuria.
- Salve!
- Buongiorno!
- Anche lei qui per il concorso?
- Sì!
- è un membro della giuria? Di là già è arrivato Carlo Trotta, immagino sappia chi è...
- E come no, è il mio autore preferito! Purtroppo però qualche settimana fa ho scoperto che di nascosto lo legge anche mia figlia, e beh, ecco, questo non lo vorrei proprio...
- Ma lei è forse Mattioli, il presidente del sindacato autori autarchici?
- No, non faccio parte della giuria, sono un autore
- Un autore? E che ci fa qui? Lo sa che non posson presenziare gli autori, la giuria si riunisce privatamente
- Ma no, io devo solo incontrare una persona, Angela, la famosa giornalista, è la presidentessa, ha presente?
- Certo, sono io, ma lei invece, ancora non mi ha detto il suo nome...
-Joe, Joe Polveroso
Angela, in un istante, capì tutto. Provò a girarsi e correre verso il Trotta, ma neanche un grido ha fatto in tempo ad emettere, che lui già gli era sulle spalle, con la mano grande che arrivava da sopra al naso a sotto il mento, la gettò per terra, le fu sopra, con le ginocchia sulla schiena, e da dietro, sempre con la sinistra tenendole ferma la faccia piegata, le tagliò la gola.
FINE
- Non può finire così un racconto, "...le tagliò la gola." Non ti rendi conto di quanto suona male?
- No, o almeno, vorrei sapere che dice prima...

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