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LETTERATURA
Indice Grandi Scrittori Grandi Scrittori

King Stephen Edwin

Scritto da: De Foix
2005.05.28

Stephen Edwin KingIl 21 settembre del 1946 nasce a Scarborough, nel Maine, quello che poi diverrà lo scrittore conosciuto come Il Re del Brivido: Stephen Edwin King. Figlio di Donald Edwin King, un ex-capitano della Marina Mercantile americana tornato in patria dopo la fine della seconda guerra mondiale, e di Nellie Ruth Pillsbury King, una donna di umili origini, sono molti gli episodi che segnano l’infanzia dello scrittore. Il più importante, molto probabilmente, è l’abbandono della famiglia da parte del padre quando Stephen era ancora molto piccolo. Un giorno del 1949 il padre esce per fare una passeggiata da cui non farà mai più ritorno. La famiglia King non avrà mai più notizie di lui. Questo evento non mancherà di influenzare anche la vita artistica di Stephen King, come possiamo vedere in molti dei suoi lavori (Il padre mutante nel racconto Gray Matter; l’indimenticabile Jack Torrence di Shining; il padre alcolizzato di Beverly in It; il padre-incapace di Arnie in Christine, la macchina infernale; e Joe Cambers di Kujo: violento e sinistro), il rapporto padre-figlio è sempre molto travagliato e complesso.

Un giovane Stephen KingCon l’abbandono da parte del padre, la madre dello scrittore si ritrovò dunque sola con due bambini da mantenere (il piccolo Stevie e il suo fratellastro David Victor, bambino che i King avevano adottato due anni prima della nascita di Stephen). La famiglia King iniziò dunque un girovagare per gli Stati Uniti che portò la madre ad accettare ogni tipo di lavoro: stiratrice in una lavanderia, donna delle pulizie, commessa ; lavorò anche di notte in una panetteria. Sebbene fosse impegnata almeno otto ore al giorno, Nellie Ruth non fece mai mancare ai piccoli King l’attenzione dovuta: letture ad alta voce dei classici della letteratura e dei libri per ragazzi, musica e dialoghi erano all’ordine del giorno. Possiamo intuire quindi quanto è stata importante la presenza, il carattere e gli interessi della madre per la formazione di Stephen. Intorno ai 2 anni e mezzo tre il nostro si imbatte per la prima in problemi con le orecchie, che, anche se per motivi completamente diversi, tormenteranno spesso la sua giovane esistenza. L’episodio in questione ce lo racconta lo stesso Stephen in On Writing, Autobiografia di un mestiere:

Immaginavo di essere un altro, per la precisione il Forzuto del Ringling Brothers Circus, quando ero da zia Ethelyn e zio Oren a Durham, Maine. Mia zia lo ricorda molto bene e dice che avevo due anni e mezzo, forse tre. In un angolo del garage avevo trovato un blocco di calcestruzzo ed ero riuscito a smuoverlo. Lo trascinavo piano piano sul liscio fondo di cemento, solo che nella mia mente indossavo una canotta di pelle d’animale (leopardo, immagino) e trasportavo il blocco senza fatica da una parte all’altra della pista centrale del circo. La folla numerosa era ammutolita. Un occhio di bue brillante di luce azzurrognola incorniciava la mia strabiliante impresa. I loro volti stupefatti la dicevano tutta: mai avevano visto un bambino così incredibilmente forte. << E ha solo due anni! >> mormorò qualcuno sbalordito. Non sapevo che nel lato inferiore del blocco di calcestruzzo le vespe avevano costruito un piccolo nido. Una di esse, scocciata forse dell’imprevisto trasloco, volò fuori a pungermi un orecchio. Il dolore fu folgorante, come un’inalazione venefica. Fu il peggior dolore mai sofferto nella mia breve vita, ma rimase al suo culmine solo per pochi secondi. Quando mi lasciai cadere il blocco sul piede scalzo maciullandomi tutte e cinque le dita, mi scordai totalmente della vespa. Io non ricordo se fui portato da un medico, né lo ricorda mia zia Ethelyn (zio Oren, al quale sicuramente apparteneva il Perfido Blocco, è scomparso da quasi vent’anni), ma ricorda la puntura, le dita schiacciate e la mia reazione. << Che strilli, Stephen! >> mi ha detto. << Eri in voce, quel giorno. >>

Stephen Edwin King con sua moglie Tabitha Jane Spruce KingAll’età di 4 anni, lo scrittore dimostra già la sua inclinazione verso l’ignoto, l’orrore e lo sconosciuto. Disubbidendo alla madre, di nascosto, il piccolo Stevie sgattaiola nella stanza dove c’era la radio, l’accende e ascolta l’adattamento radiofonico di Mars Is Heaven (Marte è il paradiso), di Ray Bradbury. La trama lo colpisce a tal punto che non riuscirà più a dormire, per un lungo periodo, in camera sua. Meglio dormire in corridoio, dove, come ci dice lo stesso autore: “La luce vera e razionale della lampadina del bagno poteva illuminarmi la faccia.” E’ sempre lo stesso King, in un’intervista per la rivista Playboy, a farci comprendere quanto siano stati importanti i racconti orali ascoltati nella sua giovinezza nel forgiare lo scrittore che sarebbe poi diventato:

Vampiri, fantasmi, cose che si aggirano nella notte – ditene una qualsiasi – li adoravo! Alcune tra le migliori storie, a quei tempi, mi venivano raccontate da mio zio Clayton, uno strano e vecchio tipo che non aveva mai perso il gusto infantile del meravigliarsi. Zio Clayton si spingeva indietro sulla sua massa di capelli bianchi il berretto da cacciatore, arrotolava con la mano segnata da macchie di fegato una sigaretta Bugler, l’accendeva con un fiammifero sfregato sulla suola dello stivale e si lanciava in grandi storie, non solo di fantasmi ma di leggende locali e vecchi scandali, memorie di famiglia... Nelle notti d’estate, sotto il portico di casa, io stavo ad ascoltare a bocca aperta quel suo lento parlare strascicato dell’est, e mi ritrovavo in un altro mondo. Forse un mondo migliore.

Altro episodio traumatico avvenne sempre quando King aveva 4 anni. Uscito per andare a giocare a casa di un vicino, il piccolo Stevie torna a casa bianco come un lenzuolo. Rimase in stato di trance per tutta la giornata che trascorse senza dire una sola parola. Cosa successe venne fuori solamente in seguito ed è lo stesso King a raccontarci come andò:

Venne fuori che il bambino con cui stavo giocando era stato travolto da un treno merci mentre giocavamo e attraversavamo i binari. Mia madre non ha mai saputo se ero vicino a lui quando successe, se era successo prima che arrivassi là, o se ero andato via dopo che era successo... come ho già detto, non ho nessun ricordo di quell’incidente; ricordo solo che me lo dissero anni dopo.

Come accennato in precedenza lo scrittore ebbe dei problemi fisici, specialmente con le orecchie, che gli fecero saltare quasi completamente il primo anno di elementari (che dovette ripetere). Riviviamo quei momenti grazie ad alcuni estratti, tratti sempre da On Writing:

“DOVETTI stare a letto quasi tutti i nove mesi della prima elementare. I miei problemi incominciarono con il morbillo, in una forma del tutto comune, e da l^ andarono progressivamente peggiorando. Soffrivo di cadute e ricadute di una malattia che credevo si chiamasse << gola a strisce >>; stavo a letto a bere acqua fredda e a immaginare di avere la gola a strisce bianche e rosse (cosa non lontano dal vero, probabilmente). A un certo punto ne restarono coinvolte le orecchie e un giorno mia madre chiamò un taxi (lei non guidava) e mi portò da un medico troppo importante per fare visite a domicilio, uno specialista delle orecchie. (Per non so quale motivo mi ero fatto l’idea che questo tipo di dottore si chiamasse otiologo.) A me poco importava se fosse specializzato in orecchie od orifizi anali. Avevo trentanove di febbre e, ogni volta che deglutivo, il dolore mi accendeva la faccia come un juke-box. Il medico mi guardò nelle orecchie, dedicando quasi tutto il suo tempo (credo) a quello sinistro. Poi mi fece sdraiare sul lettino. << Sollevati un attimo, Stevie. >>, mi invitò l’infermiera e mi infilò sotto la testa una grossa pezza assorbente, che forse era un pannolino, cosicché quando mi adagiai di nuovo, vi posai sopra la guancia. Avrei dovuto intuire che c’era del marcio in Danimarca. Chissà, forse lo intuii. Ci fu un odore penetrante di alcol. Uno scatto quando il dottore delle orecchie aprì lo sterilizzatore. io vidi l’ago che aveva in mano – che mi sembrò lungo quanto il righello che tenevo nel mio astuccio scolastico – e mi irrigidii. Il dottore delle orecchie mi rivolse un sorriso rassicurante e pronuncio la bugia per la quale i dottori dovrebbero essere immediatamente incarcerati (e per il doppio del tempo quando la bugia viene detta a un bambino): <<Tranquillo, Stevie, non ti farà male>>. Gli credetti. Mi infilò l’ago nell’orecchio e mi forò il timpano. Il dolore fu come non lo avrei mai più provato in vita mia: posso solo paragonarlo al primo mese di convalescenza dopo che sono stato investito da un minivan nell’estate 1999. La sofferenza di allora fu più lunga nel tempo ma non altrettanto intensa. La perforatura del timpano fu un dolore fuori del mondo. Urlai. Sentii un rumore dentro la testa, uno schiocco come di un bacio sonoro. Dall’orecchio mi colò fuori un fluido caldo e fu come se mi fossi messo a piangere dal buco sbagliato. Dio sa quanto già piangevo da quelli giusti. Sollevai la faccia inondata e guardai incredulo il dottore delle orecchie e l’infermiera del dottore delle orecchie. Poi guardai la salvietta che l’infermiera aveva steso all’estremità superiore del lettino. C’era una grande macchia di bagnato. E c’erano anche fili sottili di pus giallo. <<Ecco>>, disse il dottore delle orecchie battendomi la mano sulla spalla. <<Sei stato molto coraggioso, Stevie, ed è tutto finito.>>

King in una delle sue performance alla Orona UniversityUn episodio abbastanza traumatico, direi. Anche perché, un’altra volta, il dottore aveva raccontato una bugia al piccolo Stevie e non era assolutamente tutto finito. Anzi, King dovette tornare più volte dal medico delle orecchie. Altre volte, invece, dovette visitare il dottore della gola. Insomma, non fu un anno particolarmente felice. Fra abbandoni da parte del padre, amici investiti da treni merci davanti agli occhi, visite-incubo reiterate nel corso dei mesi possiamo forse cercare buona parte del King scrittore, ma non tutto. Nel 1954 esce Il mostro delle laguna nera, film che influenzò molto l’autore nella stesura del primo racconto scritto da King (una storia su di un dinosauro che semina panico, terrore e distruzione per la città). Dopo aver vissuto a Fort Wayne, nell’Indiana, e a Stratford, nel Connecticut, la famiglia King trasloca ancora una volta (Forse perché mia madre voleva stare vicino a sua sorella).

La moglie di Stephen King, Tabitha Jane Spruce King, scrittrice anch'essa.E’ il 1958 quando si trasferiscono a Durham, nel Maine, una cittadina che è lo stesso autore a rivelare come fonte di ispirazione per quella Castle Rock che ricorre in parecchi suoi romanzi e il cui nome deriva da Il signore delle mosche di William Golding. Il 1958 è anche l’anno in cui Stevie riceve in regalo, per il suo undicesimo compleanno, una vecchia macchina da scrivere, una Underwood che, a causa dell’eccessiva mole di lavoro a cui Stephen la sottopose, perse quasi subito il tasto N, poi la T e infine la E. Questo episodio viene ricordato in Misery non deve morire (la Underwood di Paul Sheldon). Il periodo fra il 1959 e il 1960 fu particolarmente importante per lo scrittore. Oltre alla benefica frequentazione della zia Ethelyn, sorella di Nellie, e di suo marito, lo zio Oren, che sono una influenza positiva per sviluppare l’immaginazione del piccolo Stevie, il ragazzo “scopre un tesoro”. Ce lo racconta lui stesso:

Per me, in un freddo giorno d’autunno del 1959 o del 1960, la soffitta sopra il garage dei miei zii diventò il posto in cui la mia interiore bacchetta da rabdomante si svegliava, dove l’ago della bussola si dirigeva empaticamente verso un vero Nord mentale. Fu il giorno in cui trovai una scatola di libri di mio padre... paperback della metà degli anni Quaranta.

La famiglia King al gran completo. Steve, Tabby e i tre figli (Naomi Rachel King, Joseph Hillstrom King e il terzogenito Owen Phillip King) nella piscina interna riscaldata della residenza di BangorIl padre, che era stato sempre descritto come un ex-ufficiale che si era ridotto a vendere elettrodomestici porta a porta, rivelava una parte di sé che il piccolo King non poteva sospettare. In quella scatola erano contenuti una raccolta di racconti, tra cui storie di Frank Belknap Long, Zealia Brown Reed Bishop e altri estratti dalla rivista Weird Tales. Donald Edwin King era stato anche un appassionato di fantascienza, di orrore ed era stato anche un aspirante scrittore. Per Stephen fu la più bella eredità che un padre, in realtà praticamente mai conosciuto, poteva lasciare. Il 1959 è anche l’anno in cui il fratello maggiore, David Victor, inizia a stampare una piccola rivista fatta in casa intitolata: Dave’s Rag. Stevie scrive un racconto a puntate più vari articoli. Nel 1962 Stephen King inizia a prendere “sul serio” il suo lavoro. Incomincia a mandare racconti a molte riviste di fantascienza, anche se in realtà scrive storie perlopiù dell’orrore. Infatti i rifiuti saranno tantissimi, ma questi non scoraggeranno lo scrittore, anzi. King custodisce gelosamente ogni lettera di rifiuto. E ancora King a raccontarci un aneddoto:

Quando mi arrivò la lettera di rifiuto dell’AHMM (Alfred Hitchcock’s Mystery Magazine - N.D.R. -), piantai un chiodo nel muro sopra il Webcor, scrissi sulla lettera Happy Stamps (il primo racconto originale scritto da King. - N.D.R. -) e la infilai nel chiodo. Poi mi sedetti sul letto e ascoltai Fats che cantava I’m Ready. Ero di ottimo umore, a essere sincero. Quando si è troppo giovani per farsi la barba, l’ottimismo è una reazione all’insuccesso perfettamente legittima. Quando ero ormai quattordicenne (e mi facevo la barba due volte la settimana che ne avessi bisogno o no) il chiodo in camera mia non reggeva più il peso delle lettere di rifiuto che vi avevo appeso. Sostituii il chiodo comune con quello a sezione quadra che si chiama arpione e continuai a scrivere.

Il Re del Brivido posa per una foto.Nel 1962 Stephen si iscrive alla Lisbon High School dove prima diventerà il direttore generale del giornale scolastico, il Drum, poi, non soddisfatto dai risultati di quella pubblicazione, creerà una piccola rivista, intitolata Village Vomit, il cui tema principale era la messa in ridicolo degli insegnanti dell’università. Quello che scriverà su questa rivista non mancherà di metterlo nei guai. Il preside della sua scuola è costretto, probabilmente dalle lamentele di alcune professoresse (soprattutto la signorina Margitan, che insegnava stenografia e dattilografia alle ragazze nei corsi di pratica d’ufficio.) ad andare a lavorare come cronista sportivo per il giornale locale: Lisbon Enterprise. Il 1965 è un anno molto importante per King. Oltre a essere l’anno in cui il nostro conseguirà la maturità, è soprattutto l’anno in cui l’autore riesce a vedere un suo racconto (il primo) pubblicato ufficialmente. Si tratta di I Was a Teenage Grave Robber, un racconto un po’ grossolano che lascia però già intravedere l’immensa fantasia di cui disponeva lo scrittore, che viene pubblicato dalla fanzine Comics Review.

La residenza di BangorNel 1966 scrive Getting It On che verrà poi pubblicato solo nel 1977, sotto lo pseudonimo di Bachman, con il titolo mutato in Rage. Sempre nel 1966 si iscrive all’Università del Maine con sede a Orono. L’estrema timidezza di King renderà gli inizi della nuova avventura universitaria decisamente difficili. Difficoltà che verranno piano piano superate. Un suo compagno, David Bright, ricorda i primi mesi di King in questo modo: “A volte dava l’impressione di volersi restringere fino a tornare ad essere alto neanche un metro.”. Stephen si iscrive ai corsi di Geologia, tecnica oratoria in pubblico, storia e sociologia. Fin dalla sua prima composizione in classe, Stephen risalta per le sue qualità narrative e si fa notare dal suo docente, il professor Jim Bishop, che sarà anche il primo a riconoscere il valore dello scrittore.

Un primo piano decisamente inquietante di Stephen KingL’estate del 1967 King scrive The Glass Floor, un racconto breve che viene venduto e pubblicato per 35 $. Pochi mesi dopo finisce il romanzo The Long Walk (La lunga marcia). Nel febbraio 1969 partecipa alla rivista universitaria The Maine Campus. Su questa pubblicazione Stephen ha una rubrica tutta sua intitolata King’s Garbage Truck. In questo spazio ha la possibilità di far spaziare la sua prolifica fantasia scrivendo di quello che desidera. Curioso il ricordo di un collaboratore (Cinque minuti prima di andare in stampa, King entrava, si sedeva alla macchina da scrivere e produceva due pagine perfette. In testa porta le storie come molte persone portano gli spiccioli nelle tasche) che ci fa meglio comprendere la facilità con cui questo autore riesce a immaginare e a scrivere storie (spesso anche molto lunghe). Il 5 Giugno 1970 Stephen King si diploma ottenendo anche il Bachelor of Science in English. Il 1970 è importante anche perché è l’anno in cui conosce Tabitha Jane Spruce, la donna, scrittrice anche lei e laureanda in storia, che sposerà e che è tutt’ora sua moglie.

Una famosa immagine di King tratta da una sua partecipazione al film Creepshow, di cui è il protagonista di una storia.Per il resto, il 1970 non fu un buon anno. Trasferitosi in un appartamento di Orono, lo scrittore scopre suo malgrado che non è per niente facile trovare un posto come insegnante. Nonostante pubblichi (in otto puntate sul The Maine Campus) un racconto western intitolato Slade, King non riesce a guadagnare niente. Sostenersi è difficile, per cui finisce per accontentarsi di quello che passa il convento. In questo periodo lavora come benzinaio (a 1,25 $ all’ora), come magazziniere, bibliotecario, come spazzino e (fatto che lo segnerà e lo farà riflettere molto) finisce per lavorare, come la madre, presso una lavanderia. Nel 1971, ottiene finalmente un posto da insegnante fisso. Mal pagato, ma molto impegnativo, anche questa esperienza si rivelerà molto controversa. A King piace il contatto con i ragazzi, ma il lavoro occupa quasi totalmente il suo tempo e ritagliare lo spazio per scrivere le sue cose diventa sempre più difficile. King ci rivela, sempre su On Writing, che l’appoggio di sua moglie Tabitha (sposata il 2 Gennaio 1971, a Old Town) è stato fondamentale per la sua carriera di scrittore.

Un primo piano di un King imbellettato e con la barba (sembra quasi un essere umano in questa foto;)). Pare che King si faccia crescere la barba ogni anno per ripararsi dal freddo inverno del Maine.Le difficoltà con cui si è dovuto scontrare hanno spesso minato la fiducia in un futuro da scrittore e se non fosse stato per le rassicurazioni familiari, forse, oggi non starei scrivendo questa biografia. Come se i problemi economici non fossero già sufficienti, nel 1971 nasce anche la primogenita della famiglia King, Naomi Rachel, e l’anno seguente (1971) nasce Joseph Hillstrom, il secondogenito. Stephen e Tabitha non ci stanno più dentro con i conti e devono privarsi di diverse comodità, fra cui il telefono e la macchina. Come delle ciliege, una guaio tirava l’altro e la passione per l’alcol dello scrittore si era tramutata in alcolismo estremo. Stephen King era un ragazzo sperduto. Venticinque anni, con una moglie e due figli da mantenere, alcolizzato e con una montagna di problemi da risolvere. L’idea di diventare uno scrittore gli cominciava a sembrare pura pazzia. Fosse stato solo e non con moglie e due figli, forse avrebbe potuto continuare a provarci. Ma così... forse era il caso di mollare. Anche il questo caso fu la moglie a venire in soccorso di quello che sarebbe poi divenuto Il Re del Brivido. Lo spronò a continuare a provarci e a finire una storia su di una giovane studentessa zimbello della scuola che stava scrivendo. E lo finì. Il suo titolo era Carrie e dal gennaio 1973, anno in cui lo sottopose al giudizio di Bill Thompson della Doubleday, la vita di Stephen King e della sua famiglia incominciò rapidamente a mutare. Nel marzo 1973 la Doubleday compra Carrie per 2.500 $. A Stephen sembra un sogno e passa la serata a festeggiare con la moglie. Sarà solo l’inizio di una carriera costellata di bestsellers. Una domenica di maggio, la svolta. Una telefonata di Bill Thompson che ci racconta lo stesso King:

« Sei seduto? » chiese Bill.

«No», risposi. Il nostro telefono era appeso a una parete della cucina e io ero in piedi sulla soglia, tra cucina e soggiorno. «Devo?»

«Forse è meglio», disse lui. «I diritti di Carrie per il paperback sono andati alla Signer Books per quattrocentomila dollari».

Quando ero piccolo, una volta il «papà» disse a mia madre: «Perché non fai stare zitto quel marmocchio, Ruth? Quando Stephen apre la bocca, gli vengono fuori tutte le budella». Era vero allora, è rimasto vero per tutta la mia vita, ma in quel giorno della Festa della Mamma del maggio 1973 restai completamente senza parole. Ero immobile tra le due stanze, a proiettare la stessa ombra di sempre, ma non riuscivo a parlare. Bill mi chiese se c’ero ancora, con un fondo di riso nella voce. Sapeva che c’ero.

Non avevo capito bene. Per forza. L’idea mi aiutò perlomeno a ritrovare la voce. « Hai detto che li hai venduti per quarantamila dollari? »

«Quattrocentomila dollari», mi corresse lui. « E il nero sul bianco », intendendo il contratto che avevo sottoscritto, « dice che duecentomila sono tuoi. Congratulazioni, Steve. »

L’abitazione di Sanford Street ci costava novanta dollari al mese e quell’uomo che avevo visto in faccia una sola volta mi stava dicendo che avevo appena vinto alla lotteria.

Il cimitero degli animali, dietro la casa dei King a Bangor, da cui lo scrittore ha preso lo spunto per scrivere Pet Sematary.Da questo momento in poi per lo scrittore non esisteranno più problemi economici. Sfornerà libri con estrema regolarità e moltissimi saranno best sellers e i film tratti da suoi romanzi (sono veramente moltissimi i film tratti da storie di King). Nel febbraio del 1974 muore Nellie Ruth Pillsbury King. Malata di tumore all’utero, l’unica soddisfazione di King sarà il poter contribuire alle spese mediche degli ultimi mesi di vita della madre. Il successo riscontrato, però, non risolve i problemi legati all’alcolismo e, dal 1985, all’uso di stupefacenti (soprattutto cocaina), anzi, li ingigantisce. Stephen cade in una spirale mentale che lo porta a pensare che senza l’alcol e la cocaina non sarebbe stato più in grado di scrivere. La situazione peggiora costantemente, fino a quando, come al solito, sarà sua moglie Tabitha a venire in soccorso dello scrittore. King ricorda la sua dipendenza da alcol e droga in On Writing con queste parole:

Nel 1985 avevo aggiunto alla mia dipendenza dall’alcol quella della droga, eppure conservavo una funzionalità marginale, come accade a molti di coloro che abusano di qualche sostanza. Il pensiero che così non fosse mi terrorizzava; ormai non avevo idea di come vivere un’altra vita. Nascondevo le droghe di cui facevo uso come meglio potevo, sia per terrore – che cosa sarebbe stato di me senza la droga? Avevo scordato il trucco della normalità – e per la vergogna.

E ancora:

Ma per la parte di me che scriveva, quella parte profonda che già nel 1975, mentre scrivevo Shining, sapeva che ero un alcolista, non era accettabile. Quella parte di me non conosceva il silenzio. Cominciò a urlare invocando aiuto nel solo modo che sapeva, attraverso le mie creazioni letterarie e attraverso i miei mostri. Tra la fine del 1985 e l’inizio del 1986 scrissi Misery (un titolo che descrive bene il mio stato d’animo), la storia di uno scrittore imprigionato e torturato da un’infermiera psicopatica.

Infine:

Non molto tempo dopo, mia moglie, convintasi infine che da solo non sarei riuscito a sfuggire a quella terrificante spirale discendente, decise di intervenire. Non deve essere stato facile – ormai avevo le orecchie del raziocinio completamente tappate – ma lo fece. Organizzò un comitato di intervento formato da parenti e amici, che mi offrì una versione infernale di This Is Your Life. Tabby cominciò rovesciando per terra un sacco di rifiuti prelevati dal mio studio: lattine di birra, mozziconi di sigarette, fiale di cocaina da un grammo e cocaina in bustine di plastica, cucchiaini sporchi di muco e sangue, Valium, Xanax, flaconi di sciroppo di Robitussin e di NyQuil contro il raffreddore. Persino flaconi di colluttorio: circa un anno prima, notando la velocità con cui scomparivano dal bagno bottiglie intere di Listerine, Tabby mi chiese se lo bevevo. Le risposi con un altezzoso: « Ma figurati ». Infatti non lo bevevo. Bevevo Scope. Era più gustoso, con quella punta di menta.

Il punto di quel confronto, che fu certamente spiacevole per mia moglie, i miei figli e i miei amici, quanto lo fu per me, era che stavo morendo davanti ai loro occhi. Tabby disse che stava a me scegliere: o un centro di riabilitazione, o fuori di casa. Disse che lei e i bambini mi volevano bene e che proprio per questa ragione nessuno di loro voleva assistere al mio suicidio.

Trattai, perché è questo che fanno i tossicodipendenti. Fui accativante, perché è quello che fanno i tossicodipendenti. Alla fine ottenni due settimane per pensarci su. Visto in retrospettiva, mi sembra che riassuma tutta la follia di quel periodo. Un tizio è sul tetto di un edificio in fiamme. Arriva l’elicottero, si ferma sopra di lui, cala una scala di corda. « Arrampicati! » grida l’uomo che si sporge dall’elicottero. Il tizio sul tetto dell’edificio in fiamme risponde: « Dammi due settimane per pensarci su ».

Però ci pensai, per quanto era possibile al mio cervello strapazzato, e alla fine a farmi decidere fu Annie Wilkes, l’infermiera psicopatica di Misery. Annie era la coca, Annie era l’alcol, e decisi che ero stanco di essere lo schiavo-scrivano di Annie. Temevo di non riuscire più a scrivere se avessi smesso di bere e di drogarmi, ma conclusi (di nuovo, per quanto mi fosse possibile prendere decisioni in quello stato di caotica depressione) che avrei rinunciato a scrivere per conservare il mio matrimonio e veder crescere i bambini. Se a quello bisognava arrivare.

Una curiosità: durante il periodo in cui lo scrittore fece più uso di droghe e alcol scrisse addirittura un romanzo senza nemmeno rendersene conto.

Alla fine delle mie avventure bevevo una cassa di lattine da mezzo litro ogni sera e c’è un romanzo, Cujo, che non ricordo nemmeno di aver scritto. Non lo dico né con orgoglio né con vergogna, solo con un vago senso di infelicità e malinconia. Quel libro mi piace. Rimpiango di non saper ricordare il piacere che ho provato nel mettere sulle pagine le parti più belle.

Un particolare del cancello in ferro battuto della residenza di Bangor.Superati anche questi difficili momenti, oggi la famiglia King è l’immagine della serenità e della felicità. D’estate Stephen vive con la moglie e i tre figli in una splendida casa a Center Lovell (un piccolo paese su un lago del Maine), mentre di inverno si spostano in un ancor più splendido palazzo (due piani in stile vittoriano, con tanto di piscina interna riscaldata, sauna palestra e 2 torrette laterali), che lo scrittore ha comprato nel 1980, situato al 49 di Florida Avenue a Bangor, sempre nel Maine. In realtà, ancora un episodio ha turbato la felicità domestica dei King, ma venne superato, per fortuna, senza troppe conseguenze. Stephen King, un omone grande e grosso, alto un metro e novantatre centimetri per più di cento chilogrammi di peso, ha sempre avuto la passione per le passeggiate. Una di queste passeggiate ha rischiato di essere l’ultima cosa che avrebbe fatto in vita. Il 19 Giugno del 1999, durante una di queste passeggiate, viene investito da un minivan che, perso il controllo da parte del conducente (Bryan Smith), gli finisce addosso mentre lui è sul ciglio della strada. King si frattura la gamba destra in nove punti (il chirurgo ortopedico che lo curò, David Brown, disse che la gamba dello scrittore era ridotta come se, dal ginocchio in gìù, le ossa fossero come un mucchietto di biglie in una calza), subisce la frattura della coppa acetabolare dell’anca destra, una frattura peritrocanterica femorale aperta, la lesione della colonna vertebrale in otto punti, quattro costole spezzate e per chiudergli la ferita che aveva in testa, sul cuoio capelluto, ci vollero una trentina di punti. Nonostante questo, era ancora vivo. Nonostante questo è ancora vivo e ha recuperato quasi al 100% (incidenti di una certa risma lasciano sempre e comunque qualche strascico, ma comunque, rispetto all’entità del trauma, si può dire che è tornato come nuovo). Stephen è tornato, quindi, ancora un volta a scrivere e a coltivare le sue passioni: ascoltare musica rock, suonare la sua chitarra, le gite in canoa, nuotare, fumare sigarette e bere birra oltre che, ovviamente, leggere moltissimi libri. A questo punto... non ci resta che aspettare la prossima creazione del Re del Brivido.

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